La bellezza e unicità dell’industriale fatto a mano.

Sono ormai anni che il concetto del “fatto a mano” è tornato di moda. Tutto ciò che è artigianale o rifinito da mano umana acquista quel valore in più, quella caratteristica di calore e originalità che il “fatto in serie” non può in alcun modo possedere.mano

 

La polemica contro la disumanizzazione della produzione è una polemica che affonda le radici nella società di fine Ottocento. Fu in quel periodo infatti che il primo boom dell’industrializzazione e lo straordinario aumento della produzione portarono alla scomparsa dell’artigianato e delle conoscenze tradizionali per una alienazione e totale annullamento dell’importanza dell’apporto umano lungo la catena della creazione in serie. L’uomo perdeva la sua importanza e, contemporaneamente, la rudimentalità delle prime macchine industriali portava a una perdita dell’estetica e della bellezza dell’oggetto prodotto.

Contro lo svanire del bello, il decadere dell’arte e dell’artigianato, i pessimi prodotti e la bassa qualità dei materiali, nacque in questo periodo in Gran Bretagna il movimento dell’Arts and Crafts (arti e mestieri) con lo scopo di promuovere una riforma della produzione nella nascita delle cosiddette “arti applicate all’industria”.

In contrapposizione alla freddezza dell’industria, il lavoro anti-industriale di tipo medievale fu esaltato nelle sue caratteristiche di artigianalità e nella componente collaborativa. L’apporto umano tornò a risultare indispensabile.

Non fu la macchina in sé a diventare oggetto di critica, ma il suo uso sbagliato; non doveva essere la produzione ad adattarsi alla macchina, ma la macchina piegarsi al servizio dell’uomo.

I prodotti dovevano essere quindi ripensati per diventare altamente usabili ed esteticamente belli e non concepiti esclusivamente per essere facilmente riproducibili da una macchina.

Oggetti d’uso utili, belli e di alta qualità prodotti da accademie e “corporazioni”, che furono la base di quello che poi si sviluppò come design, riportarono il fattore umano, la progettualità della sua mente e l’abilità della sua mano, ad alti livelli e riconoscimenti. La macchina non era più in grado di fare nulla da sola, era ancora la mano umana a creare, seppur in modo standardizzato.

 

Con lo sviluppo dell’industria, la tecnologizzazione e l’evoluzione delle macchine, oltre che di quel ramo della creatività chiamato design, si è arrivati oggi a produrre oggetti in serie facili da realizzare e comunque esteticamente attraenti e perfettamente rifiniti. La ricerca del fattore umano oggi, non sta più quindi come allora nella bellezza della creazione e nella ricercatezza delle forme, quanto nel riconoscimento dell’importanza dell’unicità.

Oggi il prodotto in serie è la normalità e in quanto tale monotono e quotidiano. Il valore in più in grado di esaltare un oggetto piuttosto che un altro, sta nella sua unicità, nel suo essere diverso, e ciò che dà questo valore è il “personalizzato”, il “creato apposta per” e il “rifinito a mano”.

È in questa filosofia che i laboratori di SOB hanno introdotto nella loro produzione la possibilità di scegliere e, appunto, personalizzare la creazione (come ad esempio per la Seven Moods Lamp, che dà la possibilità di selezionare le immagini riprodotte) e l’assemblamento artigianale del plexiglass tagliato industrialmente (che dà unicità alla produzione, come per la linea di accessori moda nella quale ogni collana, bracciale o orecchino è simile ma mai uguale all’altro).

Originalità al servizio della bellezza del prodotto industriale, artigianalità del finito a mano al servizio dell’unicità del prodotto seriale.

 

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