La nascita del design,

Il termine Design significa PROGETTAZIONE e comprende tutte quelle attività che vanno dalla formulazione di un’idea (concept) alla realizzazione di un oggetto e alla relativa allocazione sul mercato. Il Design è inserito in una serie di settori che vanno dalla grafica alla moda, all’arredamento fino ad approdare nel mondo del web.Behrens

Spiegare come nasce questa disciplina non è certo semplice in quanto bisogna analizzare e tenere in considerazione gli elementi determinanti dell’evoluzione dell’individuo e di conseguenza, della società.

Essere provvisorio e incostante, l’uomo cambia abitudini, desideri ed evolve i suoi bisogni nel tempo, cambiano, di conseguenza, le cose di cui si circonda, gli oggetti che fanno da contorno alla sua esistenza.

Gli oggetti raccontano, infatti, la nostra storia in quanto rappresentano, nella loro essenza, una sintesi di funzionalità tecnologia e simbolo di ogni epoca.

Se il Design ha a che fare con la progettazione di tali oggetti allora la storia del design non è altro che un viaggio nella  storia dell’umanità.

A partire dalla preistoria l’uomo  inizia a fabbricare oggetti utili ai suoi scopi: se in questo primo periodo si ottenevano oggetti rudimentali, in un momento successivo, affinando la  tecnica, la sua opera si concretizza nella realizzazione di oggetti complessi ottenuti solo dopo aver  lavorato i materiali con cui gli stessi sono costruiti (per esempio si lavorava la ceramica per poter produrre vasi), si passa così all’artigianato. Quello dell’artigiano diviene un vero e proprio mestiere ed iniziano a nascere alcune corporazioni, luoghi in cui gli artigiani si riuniscono per lavorare insieme.

Dalla metà del settecento, con la rivoluzione Industriale cambiano però i metodi di produzione e l’elemento  “macchina” diventa centrale nel processo produttivo. L’industria risponde con maggiore velocità ad una domanda crescente derivante dal trasferimento in massa delle popolazioni verso le città.

Si delineano i primi cambiamenti sociali: i fruitori dei prodotti dell’industria sono, per lo più, contadini e persone dotate di scarso senso estetico, ragion per cui  l’industria dovrà produrre oggetti semplici, lineari, simili a quelli del passato ma caratterizzati da una minore qualità.

Al quadro appena prospettato si oppone, come reazione alla galoppante industrializzazione del tardo ottocento,  Arts & Crafts (Arti e Mestieri) un movimento fondato dal progressista William Morris in Inghilterra che vuole contrapporre alla freddezza della produzione meccanizzata un ritorno alla semplicità del lavoro manuale e allo stile medievale in cui dominava la gioia del lavoro( JOY OF the LABOUR) ed una società più coesa. Morris propone un  lavoro che ricalca il funzionamento delle antiche corporazioni medievali. Si da’ vita ad produzione anti-industriale contraddistinta da un intenso sforzo collaborativo che sedimenta le basi dei principi del Design moderno perché si sostanzia in produzione eclettica e più all’avanguardia di quanto veniva realizzato dall’industria del tempo. A sfavore di questa nuova linea d’azione si ritrovano però i costi eccessivi che rendono impossibile la fruibilità di tali prodotti agli strati sociali meno abbienti, perciò è destinata a fallire.

Atra tesi è quella formulata da alcuni autori che sostengono che la nascita del design moderno sia avvenuta agli inizi del ‘900 quando nel 1907 l’Azienda AEG attribuì a Peter Behrens l’incarico di progettare ogni aspetto della propria attività, dalle fabbriche ai prodotti, al logo alla, pubblicità. Questo insieme di compiti venne definita dallo stesso Behrens  “riorganizzazione del visibile”, egli creò modelli fatti per la produzione in serie, realizzava, così, una fusione tra estetica e tecnologia. La tesi afferma quindi che Behrens sarebbe stato, dunque, il primo vero industrial designer moderno.

 

A fine 800 si sviluppava  in Europa  L’Art Noveau ovvero una tendenza culturale ed artistica che prende il nome da un negozio aperto da S. Bing a Parigi nel 1895 nel quale vengono esibiti mobili,  tappeti e vari oggetti d’arte. In Gran Bretagna si sviluppa il Modern Style, in Austria il Sezessionstil, in Germania lo Jugendstil, in Spagna il Modernismo ed  in Italia il Liberty.Bloemenwerf-Chair-by-Henry-van-de-Velde

Il periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del novecento è caratterizzato dal passaggio dall’Art Noveau alla nascita del design industriale. Il processo comincia Vienna  dove si palesa un rinnovamento di stile che trasforma il mestiere di architetto nel moderno ruolo di designer in cui egli non si occupa più soltanto di progettare edifici ma anche di arredamento casalingo ed urbano.

Si tratta di un percorso avviato da Adolf Loos che nel 1908 pubblicherà un volume intitolato “ORNAMENTO E DELITTO” nel quale delineerà i tratti di fondamentali del Razionalismoe dell’Architettura Modernista: la produzione degli oggetti ha un’utilità sociale ed essi devono avere una forma semplice e funzionale elemento chiave è la praticità dunque al bando ogni decorazione inutile. La decorazione  assume semmai presenza strutturale e per gli artisti non è un di più rispetto all’opera.

Nel 1898 Henri Van de Velde apre un laboratorio artigianale a Bruxelles  dando via alla sperimentazione di una integrazione tra industria e produzione artigianale. In quest’ottica il decoro diventa  razionale, cioè  limitato e utile alla funzione dell’oggetto. Henry Van de Velde Dal 1902 al 1917 vive a Weimar, qui dirige la nuova Scuola d’arti e mestieri (Kunstgewerbeschule) ed incita gli allievi a creare soluzioni progettuali in linea coi bisogni di un mondo moderno.

Nel 1919 Walter Gropius, successore di Van de Velde, prosegue in questa direzione fondando, a Monaco di Baviera, la Bauhaus, un’associazione tedesca di artigiani, artisti ed architetti nata al fine di eliminare la distanza tra il mondo industriale e quello delle arti applicate. Tale scopo veniva perseguito mediante un cambiata visione del lavoro industriale che contemplava adesso nel suo complesso  e per ogni progetto una analisi dei costi di produzione, la qualità artigianale, le modalità ed i tempi di produzione.

Il manifesto del programma raffigurava una cattedrale simbolo dell’opera d’arte totale e dell’unità sociale in cui tutti i saperi  concorrevano  alla realizzazione dell’opera.

L’idea è quella di coniugare le filosofie progettuali con  le moderne modalità operative in modo da affidare al designer un controllo anche etico sull’intero processo di produzione ed assicurare che il prodotto possa essere fruito dal maggior numero possibile di persone, assicurandone, in sostanza, una distribuzione democratica.

In un secondo momento  la scuola viene trasferita a  Dessau, qui si comprese come le forme primarie potevano essere meglio adattate alle esigenze della produzione industriale: figure geometriche semplici come rette cilindri e sfere potevano essere facilmente riprodotte dalla macchina. Si stringe dunque il rapporto tra arte e industria.

E’ la funzionalità di un oggetto la variante presa in considerazione dal progettista, a discapito dell’estetica, che è invece tenuta in scarsa considerazione, la bellezza arriva allora a identificarsi nel rapporto tra oggetto e funzione.

Nel 1928 Gropius rassegna le proprie dimissioni a favore di Hannes Meyer. Con l’avvento del nazismo, nel 1932 la scuola viene spostata a Berlino e diretta da Mies van der Rohe per essere poi definitivamente chiusa nel 1933.

Nel dopoguerra l’evoluzione del razionalismo e il miglioramento della produzione in serie determineranno l’avvio di una produzione standardizzata e di massa che cederà il passo ad un diffuso fenomeno consumistico.

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