La nuova scacchiera SOB, ,

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Sessantaquattro caselle per due serie di pezzi bianchi e neri. Questa è l’immagine tradizionale che tutti ci rappresentiamo non appena si parla di scacchi, ma in realtà passarono secoli prima che si arrivasse a codificare questa forma.

La leggenda vuole che il gioco degli scacchi sia stato inventato dal personaggio mitologico Palamede, cugino di Menelao, che l’introdusse per distrarre i condottieri greci annoiati del protrarsi della guerra contro la città di Troia, o dall’omonimo Palamede, condottiero della Tavola Rotonda e figlio del Sultano di Babilonia, che lo portò dall’Oriente per istruire i compagni sulle battaglie alla conquista del Sacro Graal. Ben poco c’è di vero in queste due storie; certamente il gioco proviene dall’Oriente, dall’India in particolare ed è stato portato in Occidente dagli arabi come gioco da tavolo. Il suo nome deriva da “Scià”, il re persiano, e inizialmente traduceva nei due set di pezzi, le figure fondamentali dell’esercito d’Oriente. Re, cavallo e pedone sono ancora distinguibili oggi, mentre visir, elefante e carro da  guerra si trasformano in regina, alfiere e torre. Da gioco per condottieri mutò in gioco da corte e per cortigiani.

I pezzi divennero sempre più oggetti preziosi, unici e da collezione e più che per il loro utilizzo (ad un certo punto vietato, assieme al gioco dei dadi, dalla Chiesa) erano realizzati ed acquistati come oggetti d’arredo da esporre agli occhi degli ospiti più importanti.

Molto presto divenne quindi fondamentale la scelta dei materiali, primo tra tutti l’avorio, prediletto per la preziosità e la durezza. L’avorio era lavorato e dipinto da scultori esperti e ciò rendeva sempre più elitaria la sua clientela che lo conservava nei tesori di famiglia. Ancora oggi una scacchiera in materiali preziosi e durevoli, legni o marmi bianchi e neri, è il “soprammobile” prediletto per i coffee table dei salotti più importanti.

Non furono però sempre il bianco e il nero i colori distintivi degli scacchi. Inizialmente la scacchiera riportava solo la griglia di gioco e i due set affrontati erano distinti dai colori rosso e nero. Nel medioevo i tre colori fondamentali erano infatti il bianco e i suoi due opposti, il nero e il rosso che tra loro non avevano però alcun rapporto né di uguaglianza né di contrasto. Opporli sulla scacchiera non avrebbe avuto senso e allora si ritenne necessario passare prima alla dualità rosso/bianco e poi al più noto bianco/nero.

Nella nuovissima serie di complementi d’arredo, anche SOB ha deciso di continuare la tradizione dell’oggetto scacchiera; la base nera è divisa in riquadri che si distinguono per la diversa opacità e i pezzi da gioco, ricavati nel solido plexiglass, si oppongono un set all’altro per colore e trasparenze. Il set nero, lucido e riflettente, non è più affrontato al bianco ma al ben più contrastante plexiglass trasparente che lascia passare luce e colore dall’ambiente circostante.

Un passo oltre all’oggetto tradizionale a creazione di un gioco e oggetto d’esposizione usabile, elegante e alla moda.

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